L’Italia si conferma faro d’Europa per le politiche dell’inclusione, un primato costruito in cinquant’anni di evoluzione legislativa e giurisprudenziale. Tuttavia, il traguardo della piena cittadinanza per ogni studente passa inevitabilmente per la fine della precarietà del corpo docente. È quanto emerso dall’intervento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, a margine del convegno nazionale celebrativo del Documento Falcucci tenutosi al MIM.
Oltre le mura della classe: il diritto alla potenzialità
Pacifico ha richiamato le recenti indicazioni del Comitato Europeo dei Diritti Sociali, sottolineando come l’inclusione non sia un semplice adempimento burocratico, ma il diritto fondamentale di ogni individuo a sviluppare la propria personalità.
«L’Italia ha saputo dire un secco no alle classi differenziate», ha ricordato il leader sindacale, «ma oggi dobbiamo fare un passo avanti: essere una vera comunità educante significa dare a tutti l’opportunità di essere assunti su posti di ruolo». Il riferimento è all’altissimo tasso di precarietà che affligge il sistema scolastico italiano, un ostacolo che impedisce di trasformare i buoni propositi normativi in realtà quotidiana per migliaia di studenti.
La continuità didattica come impegno corale
Uno dei punti centrali della dichiarazione di Pacifico riguarda la natura stessa del PEI (Piano Educativo Individualizzato). Secondo l’Anief, il “progetto di vita” dell’alunno non può restare una delega esclusiva all’insegnante di sostegno, spesso precario e destinato a cambiare ogni anno.
«La continuità didattica deve vedere coinvolti tutti gli insegnanti della classe, non solo quelli di sostegno», ha incalzato Pacifico. L’obiettivo è una collaborazione corale per sviluppare le potenzialità di ciascun alunno, indipendentemente dal grado di disabilità. Per fare ciò, però, serve stabilità: la rotazione continua dei docenti, causata dall’abuso dei contratti a termine, rompe quel legame educativo necessario alla costruzione del progetto di vita.
Il ruolo come garanzia di dignità
L’appello lanciato dal palco del Ministero è dunque chiaro: la legislazione d’avanguardia italiana deve ora tradursi in una pianta organica solida. Solo attraverso l’immissione in ruolo dei docenti specializzati si potrà garantire quel “diritto di cittadinanza” evocato dalle istituzioni europee. Per Pacifico, la sfida dell’inclusione moderna si gioca su questo terreno: trasformare la scuola da un sistema di emergenza continua a un contesto sociale stabile, capace di accogliere e valorizzare ogni singola fragilità.





