Il lavoro rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la dignità della persona, non solo come fonte di sostentamento economico, ma anche come strumento di realizzazione individuale, inclusione sociale e partecipazione attiva alla vita collettiva. In un contesto in continua evoluzione, è essenziale interrogarsi sulle sfide e le opportunità del mondo del lavoro, sulle politiche di inclusione e sul ruolo centrale della formazione. MonteCarloStyle, su questi temi, ha intervistato la dott.ssa Sonia Palmeri, da sempre operante nel settore delle risorse umane con mansioni dirigenziali è attualmente direttore delle risorse umane e dei rapporti istituzionali presso il Gruppo Generazione Vincente S.p.A, nonché Disability Manager del gruppo. Rilevante poi l’esperienza di amministratore pubblico: è stata assessore al lavoro, personale, demanio e patrimonio della Regione Campania dal 2015 al 2020.
L’intervista
Dottoressa Palmeri, quali sono le peculiarità che, a suo parere, qualificano maggiormente il mondo del lavoro nel nostro tempo?
“Il mondo del lavoro di oggi è in continua e costante evoluzione, influenzato da fattori endogeni ed esogeni. Tra i primi non si può non registrare un invecchiamento demografico ed un sempre maggiore incremento di lavoratori immigrati e, se da un lato le aziende cercano sempre più profili tecnici e digitali, dall’altro settori come turismo e ristorazione faticano a trovare personale. Tra i fattori esogeni citiamo a grandi linee le tensioni geopolitiche, la guerra dei dazi, che ha modificato le catene di approvvigionamento, ma anche l’IA e la transizione green che spingono la domanda di nuovi profili professionali e, di conseguenza, di una rivisitata esigenza formativa. Altro fenomeno lasciato in eredità dalla pandemia è stata la difesa del work-life balance, l’equilibro tra tempi familiari e lavorativi, che ha invertito l’asse delle priorità di ciascun collaboratore. Il gender gap è ancora troppo alto e le donne sono sempre più le equilibriste della società, divise tra maternità, crescita professionale e funzione di caregiver. Con questi temi bisogna fare i conti”.
In base alla sua esperienza, su quali aspetti sarebbe necessario incidere per rendere il mondo del lavoro più competitivo? Su questo versante, che ruolo può rivestire la formazione?
“Credo che la vera sfida della competitività stia nel colmare il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle effettivamente disponibili. Questo mismatch è un problema che ho visto crescere sia dalla prospettiva aziendale, sia nei ruoli istituzionale che ho ricoperto. Occorre investire in orientamento, politiche attive e connessioni forti tra scuola, università e imprese, per allineare finalmente competenze richieste ed offerte. Abbiamo cifre ancora elevate di Neet, cioè di giovani che non studiano e non lavorano, che vanno senza ombra di dubbio reinseriti nei processi produttivi, adeguandone le competenze, ma anche sviluppando inclinazioni ed attitudini. Moltissimi giovani desiderano diventare imprenditori o lanciarci nell’artigianato, connettendosi con turismo e territorio. Vanno incoraggiati con politiche ad hoc”.
Il lavoro è uno degli aspetti fondamentali della vita di ogni cittadino. Come si potrebbe incentivare l’inclusione lavorativa dei più fragili? Che ruolo potrebbe svolgere in tal senso la figura del disability manager?
“Si, il lavoro non è solo fonte di reddito, ma è la dimensione attraverso la quale si crea integrazione nella società, permettendo relazioni, appartenenza e partecipazione. È fonte di evoluzione quotidiana, è universo di stimoli, è sviluppo di skill e molto altro ancora. Per tutte queste ragioni gli ambienti di lavoro debbono puntare ad includere le categorie più fragili, per sviluppare una responsabilità sociale di impresa che migliora clima e produttività. Occorre favorire il cambiamento culturale, sollevare un’onda etica attraverso strumenti concreti: incentivi per le organizzazioni che assumono, percorsi di accompagnamento, adattamenti delle postazioni, affinché la diversità sia percepita come valore. In questo senso il disability manager è una figura chiave, impegnata nei processi di facilitazione dell’integrazione lavorativa, promuovendo soluzioni tecniche e organizzative volte a facilitare o rendere possibile alle persone con disabilità l’esercizio di diritti o libertà altrimenti preclusi. Le mie esperienze professionali hanno sempre dimostrato che l’inclusione vera si realizza quando tutti hanno l’opportunità di contribuire e di crescere, in un ambiente che valorizza le differenze. Mi impegno in prima persona, ogni giorno, verso i diversi stakeholder per questo. Il Montecarlostyle ci permetterà di approfondire molte di queste tematiche e di operare una continua moral suasion”.
Immagine di copertina: la dott.ssa Sonia Palmeri (@ per gentile concessione)





