PIETAS!

Oggi ho ascoltato un breve video del Presidente Vincenzo De Luca, politico di lungo corso, che rivendicava con sofferenza la mancanza di pietà da parte della politica italiana, in particolare del Governo.
Le sue parole mi hanno fatto riflettere non su questa carenza, che posso piu’ o meno condividere, e che evidenzia con pietà la capacità di essere compassionevoli.
Quindi una carenza nel riconoscere e condividere il patimento.
No, questo aspetto, non ho modo di valutarlo, perché lo considero intimo, personale, e non per forza necessario o efficace nell’esercizio di funzioni professionali.
Si dice, ad esempio, che “il medico compassionevole fa’ la piaga verminosa”.
Insomma il Presidente De Luca solleva una questione morale sulla pietà che ci interroga nell’intimità.
A me questa vicenda ha portato un altro interrogativo, invece, e riguarda la “pietas”.
Un termine latino nell’autenticità del suo significato, cioè la devozione alla divinità, alla Patria e alla Famiglia.
Possiamo dare a questo termine il peso dell’architrave ideale dell’Impero Romano prima e dei movimenti conservatori internazionali poi.
Mi chiedo, quindi, se oggi sia codificato, interpretato o addirittura attuato, quanto meno nella eccezione di responsabilità pubblica.
Ciò al contrario della pietà che ha un’eccezione privata, direi intima.
Voglio chiedermi se la “pietas” sia stata attualizzata, direi riformata, nel riconoscimento dei tre riferimenti devozionali.
Se in merito vi sia stato o vi sia in corso un passaggio intellettuale, se non spirituale, che affronti il tema del rispetto attuale di tale architettura ideale o di una rivisitazione della identificazione della triplice declinazione alla quale dovrebbe darsi devozione.
Questo sforzo vale per i movimenti di destra, per quelli popolari, per chi è conservatore o per chi milita in Organizzazioni con la matrice cristiana.
Certamente ciò con la consapevolezza che tutto quello che andiamo ad analizzare ha un enorme impatto nelle categorie della politica attuale incapace di trovare una identità rinnovata rispetto a un ‘900 che non riesce a sfumare via.
Io provo a dare un mio contributo a questa riflessione perché mi appartiene nel momento in cui provo a cercare la composizione di una politica di pacificazione internazionale o di promozione sociale nazionale.
Innanzitutto vi è da ristabilire il concetto di Patria quando vorremmo costruire un comune destino europeo.
Poi avremmo sicuramente bisogno di riportare al centro la figura della persona come valore sociale, allargando da tre a quattro i centri del rispetto.
Serve una grande riflessione in merito, sia sui canali della dignità personale che su quelli delle relazionalità.
La persona è nodo di relazioni sociali.
L’individuo è corpo materiale.
Mi azzardo in questo campo da Dirigente Associativo , legando al concetto di persona quello di un’ ecologia umana.
Insomma oggi evidenzio la questione dell’urgenza di assolvere a uno storico dovere pubblico di pacificazione internazionale con la decifrazione di un’autentica Pietas riformata per abitare questo Millennio.

(Nicola Tavoletta)

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