In attesa del Santo Padre

Un anno fa’ accogliemmo con gioia la notizia della “fumata bianca” che annunciava l’elezione di Papa Leone XIV.
Vidi le prime immagini del Santo Padre mentre ero a Genova e commentai con un libero slancio euforico la scelta dei Cardinali.
È passato un anno e il suo secondo viaggio fuori dall’Italia è programmato proprio nel Principato di Monaco.
Una scelta importante, molto.
Prima di tutto perché questa trasferta avviene durante un lungo pellegrinare tra le Parrocchie della Città Santa e la scelta di Monaco è come se fosse un continuum .
Roma è la città del Papa, mentre nel Principato la Religione Cattolica è la Religione di Stato.
Papa Leone XIV riprende la capillarità delle visite Pastorali di San Giovanni Paolo II, iniziando dall’intimità dei luoghi della storia Cattolica, oltre che da quelli della spiritualità.
Sembra predisporre la casa della Chiesa per chi è esule spirituale e intellettuale; una domesticita’ rassicurante.
Ovviamente ogni luogo è Chiesa , ma qui, in questi luoghi, tra Roma e Monaco, vi e’ una profonda intimità di vita della personalità e delle personalità del Cristianesimo.
Nella visione Sociale di un Papa chiamato Leone vi e’ Monaco avamposto di Roma.
Un’ avanguardia nel lavoro e nel progresso sociale, nella tecnologia e nella ricerca scientifica.
Una Chiesa protagonista, ma che in un Mondo in conflitto riconosce a Cesare ciò che è di Cesare, mettendosi alla prova proprio lì dove le tentazioni di sovrapposizioni potrebbero essere forti o piu’ facili.
Siamo, invece, in una fase storica dove le conflittualità aumentano tra Stati nei quali la personalizzazione politica cerca l’idealizzazione feticistica e quelli dove la religione impone la sottomissione dell’autorità civile.
In questa conflittualità montante c’è un Papa che viaggia nei confini Pastorali con un rispetto rassicurante.
Leone Magno fermo’ Attila nei confini del rispetto.
Fosse la parola rispetto quella che cerchiamo nella confusione odierna?
Non un rispetto formale tipico del familismo sociale meridionale.
Un rispetto nella capacità di abitare i confini quali muri portanti di un edificio comune.
Da decenni invochiamo ponti, ma credo che oggi dovremmo riconoscere la necessità dei muri portanti.
I ponti si sono trasformati in percorsi da competizione per servire l’individualismo.
I muri portanti potrebbero offrirci uno spazio di condivisione fraterna?
Non ho l’ambizione di dare un’interpretazione al Viaggio del Santo Padre, ma la voglia di offrire un contributo al nostro confronto.
Rimetterò queste suggestioni nell’appuntamento monegasco che ci vedrà riuniti in riflessione nel Principato sotto la guida di Padre Claudio Benvenuti il prossimo 1 aprile..

Nicola Tavoletta
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