Sessantacinque anni sono passati e ancora lo stesso spartito viene utilizzato per un’orchestra che non trova sinfonia e neanche armonia.
Oggi il Mondo è concentrato sullo Stretto di Hormuz, allora era la Baia dei Porci a tenerci impegnati.
Possiamo ricordare in questa giornata il più grande fallimento della politica estera delle Amministrazioni Statunitensi.
Nessuno ha fatto tesoro di quella lezione.
Varrebbe la pena ricordare cosa successe in quell’aprile del 1961 e sarebbe necessario farlo perché i libri di scuola non ne parlano e solo un film, peraltro del 2006, ha raccontato quella vicenda, alla quale non attribuisco aggettivo.
Il film è, per la cronaca, “The Good Shepherd – L’ombra del potere”.
Qualche altro docufilm ha citato l’evento, ma niente più.
E’ una storia che oggi esorterei a raccontare perché così interpretiamo il rigoroso metro di preparazione con il quale gli Sati Uniti preparano le missioni internazionali.
Fu una clamorosa sconfitta di un Sistema davanti a un altro ancora più debole, più fragile.
Probabilmente e vorrei spingermi in una interpretazione romantica, eccessivamente, dicendo che è stata la storia dove un sistema commerciale si è squagliato di fronte a uno ideale. Lo dico nonostante non abbia mai avuto simpatie comuniste.
Non vi riassumo io la storia della “Baia dei Porci”, ma vi invito a leggerla o a farvela raccontare, ci sarà utile in questo giorno.
Il 19 aprile, ma del 2005 ci ricorda un’altra data importante per la storia, anche quella attuale.
In quel giorno una fumata bianca annunciò al Mondo l’elezione a Pontefice di S S Joseph Aloisius Ratzinger: Benedetto XVI.
Un uomo, un dirigente ecclesiale, un Santo Padre che in ogni scritto ha predetto i successivi trent’anni nelle fragilità e nelle opportunità.
Un visionario, un profeta, una mente lucida e raffinata, capace di contornare i margini del futuro come nessun altro.
Per leggere il quadro attuale possiamo facilmente usare i suo scritti; i testi da lui prodotti e divulgati, ma probabilmente allora non completamente compresi.
Oggi i discorsi di quel Papa possono servirci non solo a trovare le interpretazioni, ma anche molte soluzioni.
Uno Statista senza uno Stato, ma tra gli Stati.
Vi è un terzo motivo perché questo 19 aprile possa e debba farci riflettere e in questo caso faccio riferimento a quello del 1948 in Italia.
Vengono resi noti i risultati delle votazioni politiche italiane del giorno precedente: la Democrazia Cristiana ottiene 48,5% dei voti e 305 seggi, affermandosi nettamente sulla seconda lista, quella del Fronte Democratico Popolare.
Alcuni dicono che furono gli Americani ad influire su quelle elezioni, ma alla luce di oggi, tornando indietro, escluderei quella interpretazione, perché non gliene riconoscerei capacità tecniche di manipolazione di quel voto.
Sicuramente lì ci fu un disegno molto più alto, che ci garantì pace e prosperità.
Il voto di maggioranza alla Democrazia Cristiana venne considerato un baluardo per la famiglia, lo sviluppo, quindi la ricostruzione, e la pace.
Andiamo a rileggere anche quel voto come elemento di valutazione su un presente che non ha più un bipolarismo maturo, ma coalizioni che si alimentano nella fragilità della muscolarità propagandistica.
Oggi, 19 aprile, se non sapeste che fare potreste raccontarvi elementi per un presente e un futuro che potrebbe appartenerci come prezioso bene comune, così da creare anticorpi alle “fibrillazioni” internazionali.
Nicola Tavoletta





