Il mercato che si è appena concluso ha riscritto soprattutto la profondità offensiva dei parigini: fuori Barcola, Ramos, Lee Kang-in e Mbaye, dentro Akliouche, Ferran Torres e Godts. Il tecnico spagnolo lo definisce «eccezionale». Venerdì, però, Parigi dovrà dimostrarlo contro il Monaco.
Il PSG che venerdì sera riceverà il Monaco al Parc des Princes sarà una squadra in parte diversa da quella che ha dominato la scorsa stagione. Non abbastanza, però, da poter parlare di rivoluzione. Luis Enrique ha scelto di intervenire soprattutto sulla profondità dell’organico, lasciando intatto il nucleo che ha portato a Parigi due Champions League consecutive.
È un mercato fatto di partenze importanti e acquisti mirati. E, soprattutto, di una scommessa: perdere alcuni giocatori difficili da sostituire per guadagnare una rosa più versatile.
La partenza che cambia tutto: Barcola
Il nome che più di ogni altro racconta il cambio di equilibri nella capitale è quello di Bradley Barcola.
L’esterno francese ha lasciato il PSG per trasferirsi al Liverpool in un’operazione da cifre record. Una cessione che avrebbe potuto aprire una crepa nell’attacco di Luis Enrique, ma che il tecnico ha spiegato con una scelta condivisa: Barcola voleva un ruolo ancora più importante, mentre l’allenatore non intende garantire a nessun giocatore un posto privilegiato.
Akliouche, la ferita aperta del Monaco
Il primo nome da tenere d’occhio è quello che il Monaco conosce meglio: Maghnes Akliouche.
Il PSG lo ha acquistato proprio dal club del Principato per 50 milioni di euro, facendone uno degli investimenti più significativi dell’estate. Cinque anni di contratto, fino al 2031, per un giocatore cresciuto proprio nel settore giovanile monegasco e diventato poi rapidamente una presenza stabile della prima squadra.
Per il Monaco è una perdita tecnica, ma anche un trasferimento dal forte valore simbolico. Akliouche non è stato acquistato dal PSG per occupare semplicemente lo spazio lasciato da Barcola: il suo profilo consente a Luis Enrique di aumentare la capacità della squadra di cambiare posizione durante la partita.
Può partire largo, accentrarsi, giocare tra le linee. È esattamente il tipo di giocatore che permette al tecnico spagnolo di mantenere il proprio calcio associativo senza dipendere da un unico interprete.
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Ferran Torres, il volto più pronto
Il secondo grande investimento è Ferran Torres, arrivato dal Barcellona.
È probabilmente il nuovo acquisto che offre a Luis Enrique la soluzione più immediata. Il tecnico lo conosce, ne conosce le caratteristiche e soprattutto può utilizzarlo in più posizioni: centravanti, esterno, attaccante mobile.
Il PSG ha perso Gonçalo Ramos, Randal Kolo Muani e Barcola, ma non ha cercato un solo sostituto per ciascuno. Ha costruito un reparto nel quale gli stessi giocatori possono cambiare ruolo a seconda dell’avversario e del momento della partita. Torres ne è l’esempio più evidente. E non è un caso che sia stato protagonista già all’esordio in campionato, quando il PSG ha rimontato il Rennes grazie anche al suo ingresso nella ripresa.
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Godts e la nuova profondità
A completare il rinnovamento offensivo c’è Mika Godts, arrivato dall’Ajax.
Il belga rappresenta un profilo più giovane e verticale, destinato ad aumentare ulteriormente la concorrenza sulle fasce.
È proprio questa la parola chiave del nuovo PSG: concorrenza.
Luis Enrique lo ha spiegato chiaramente parlando dei tre nuovi giocatori offensivi: Akliouche, Torres e Godts «giocano ovunque» e offriranno molte possibilità durante la stagione. (L’Équipe)
La vera forza non è cambiata: il centrocampo
Se il mercato ha modificato l’attacco, il cuore della squadra è rimasto sostanzialmente quello della scorsa stagione.
Vitinha, João Neves, Fabián Ruiz e Warren Zaïre-Emery rappresentano ancora il centro del progetto di Luis Enrique. È probabilmente qui che il Monaco dovrà giocare la partita più difficile.
La nuova rosa può essere diversa. La struttura del gioco, molto meno.





